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Chiamami col tuo nome

  • Uscita:
  • Durata: 132min.
  • Regia: Luca Guadagnino
  • Cast: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Esther Garrel, Amira Casar, Esther Garrel, Amira Casar, Victoire Du Bois, Vanda Capriolo, Antonio Rimoldi, Elena Bucci, Marco Sgrosso, André Aciman, Peter Spears
  • Prodotto nel: 2017 da PETER SPEARS, LUCA GUADAGNINO, EMILIE GEORGES, RODRIGO TEIXEIRA, MARCO MORABITO, JAMES IVORY, HOWARD ROSENMAN PER FRENESY, LA CINEFACTURE, IN COLLABORAZIONE CON WATER'S END PRODUCTIONS
  • Distribuito da: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA (2018)
  • Tratto da: romanzo omonimo di André Aciman (ed. Guanda, coll. Narratori della Fenice)

TRAMA

È l'estate del 1983 nel nord dell'Italia, ed Elio Perlman, un precoce diciassettenne americano, vive nella villa del XVII° secolo di famiglia passando il tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere, e flirtare con la sua amica Marzia. Elio ha un rapporto molto stretto con suo padre, un eminente professore universitario specializzato nella cultura greco-romana, e sua madre Annella, una traduttrice, che gli danno modo di approfondire la sua cultura in un ambiente che trabocca di delizie naturali. Mentre la sofisticazione e i doni intellettuali di Elio sono paragonabili a quelli di un adulto, permane in lui ancora un senso di innocenza e immaturità, in particolare riguardo alle questioni di cuore. Un giorno, arriva Oliver un affascinante studente americano, che il padre di Elio ospita per aiutarlo a completare la sua tesi di dottorato. In un ambiente splendido e soleggiato, Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un'estate che cambierà per sempre le loro vite.

Dalla critica

  • Cinematografo

    La bellezza circonda i personaggi di Call Me by Your Name , il nuovo film di Luca Guadagnino nel Panorama di Berlino dopo il successo al Sundance. Mitologicamente, è come se la bellezza creasse il film stesso, che si apre su titoli di testa che mostrano statue, dipinti, opere d’arte che popolano la casa in cui si ambienta il film: e Guadagnino a questa bellezza, e a quella dei laghi del Nord Italia in cui il film si svolge, rende onore con il suo film più maturo e forse più bello. Protagonista è Elio, un ragazzo che nell’estate dell’83 scopre la sua sessualità prima con la coetanea Marzia e poi con Oliver, un amico di famiglia più grande di lui. Il romanzo di culto di André Aciman diventa nella sceneggiatura del regista scritta con James Ivory (da cui parte il progetto cinematografico) e Walter Fasano (anche montatore) una commedia di scoperta sessuale ed esistenziale di stampo in un certo senso impressionista. Non solo per l’ambientazione spesso all’aria aperta esaltata dalla fotografia di Sayombhu Mukdeeprom (autore della cinematografia nel cinema di Weerasethakul), ma soprattutto perché  Chiamami col tuo nome diventa sempre più un film intimo che si concentra sulle sensazioni di Elio, che si fa stile proprio partendo dal filtro del suo sguardo o del suo orecchio musicale, come nella sequenza centrale in cui la sua momentanea solitudine diventa un gioco di riverberi luminosi della pellicola accompagnata dalla malinconia sonora di Sufjan Stevens (che contribuisce alla bella colonna sonora con tre canzoni). Guadagnino si sovrappone sempre più al protagonista, la macchina da presa ne segue gli sguardi, ne assapora le emozioni mentre il rapporto tra film e location, tra ambienti e sentimenti diventa sempre più fitto. Delicato nel tocco ma concreto e sincero nella rappresentazione, come in una bellissima sequenza con una pesca,  Chiamami col tuo nome  conferma la sensibilità estrema del cinema di Guadagnino tanto nella gestione dell’immagine e del suo portato emotivo, quanto nella direzione degli attori sempre più precisa, espressiva, comunicativa: i duetti tra Arnie Hammer e il giovane Timothée Chalamet sono spesso splendidi, ma anche i comprimari (tra cui Michael Stuhlbarg, a cui il film lascia un monologo di grande intensità) chiudono il cerchio di un film che pone il regista – spesso incredibilmente contestato in patria – come uno tra i pochissimi capace di un cinema di respiro e importanza internazionale. Candidato a 4 premi Oscar: miglior film, attore protagonista (Timothée Chalamet), sceneggiatura originale e canzone originale ( Mystery of Love di Sufjan Stevens).

  • Corriere della Sera

    (...) questo percorso di conoscenza e di scoperta non avrebbe fascino e armonia, se la storia non fosse accompagnata dalla descrizione di un mondo che sembra fatto per accompagnare Elia (e lo spettatore) verso un'esperienza fondativa. Mi sembra questa la vera forza di 'Call Me by Your Name' di Luca Guadagnino: al centro del film non c é tanto la scoperta della propria omosessualità, quanto la possibilità di farlo, il sogno (o l'utopia) di un ambiente che sappia accettare le pulsioni del desiderio ovunque portino e che, come dice un padre meravigliosamente sensibile, siano d'aiuto alla propria crescita.

  • Il Messaggero

    (...) l'amore fa sempre male, scoprirsi gay non è mai una passeggiata, e quell'ospite aitante prima o poi ripartirà. Ma i genitori vigilano discreti su quel sentimento nascente, anzi sono pronti a benedirlo e a lenire le ferite del cuore, al momento giusto, con un intenso dialogo padre/figlio che susciterà l'invidia di chi ha avuto genitori ostili o distratti. E per un attimo mette in ombra l'estetismo insistente e alla lunga monotono di 'Call Me by Your Name' di Luca Guadagnino (...) che a forza di efebi e chiaroscuri e preziosismi visivi e nature trionfanti e statue ripescate dai flutti e citazioni di ogni sorta, confina in un remoto altrove l'Italia del 1983, quella di Craxi, del pentapartito e della fuga di Gelli, come ci ricordano giornali, manifesti e una delle rare scene in cui gli italiani, visti come sempre con occhio un po' turistico da Guadagnino, prendono la parola. Finendo però per togliere pathos e universalità a quello che resta davvero 'solo' un romanzo di formazione gay, a differenza di quanto accade in film analoghi ma più strutturati e convincenti come, per fare due esempi recenti, 'Weekend' o 'Avere 17 anni'. È anche un problema di drammaturgia: difficile vibrare a fondo per questa storia in cui in fondo va tutto miracolosamente bene (finiremo per dire 'Famiglie vi amo', ribaltando il vecchio Gide?) .

  • Il Manifesto

    Una traiettoria che la regia di Guadagnino restituisce in passaggi inattesi, con dolcezza, spavento e tumulto, accompagnando il movimento del desiderio. Nella grana sensuale - grazie alla luce meravigliosa di Sayombhu Mukdeeprom - Guadagnino riesce a sorprendere la sua materia, il racconto di formazione, l'attrazione tra un giovane e uno più grande (con reminiscenze immediate di 'Lolita'), grazie alla capacità di infondere nella narrazione gli «oggetti» amati dell'immaginario. E se il romanzo di André Aciman è stato - come ha raccontato lui stesso - soprattutto una guida, la sceneggiatura sua, di Walter Fasano (anche montatore) e di James Ivory ha disseminato con leggerezza nel film qualcosa di ciascuno degli autori, una dimensione poetica, intima resa gesto di cinema.

  • Il Fatto Quotidiano

    'E 'meglio parlare o morire?'. A 17 anni non ci si può permettere di tacere. Specie se si ha il dono di sentire le vibrazioni di un sentimento al pari delle note musicali. Elio possiede la grazia, quasi divina, di saper ascoltare la vita ed avere il coraggio di viverla in pienezza. Un personaggio di questa rarità non poteva restare inviolato sulle pagine del pur folgorante romanzo di André Aciman: ad incaricarsi di tradurre per il cinema 'Call Me by Your Name' si è fatto carico Luca Guadagnino, autore cosmopolita e pasionario della cinefilia. Approdato (...) alla Berlinale nella sezione Panorama Special, il film è stato accolto in autentico trionfo, tanto dal pubblico quanto dalla critica internazionale, che - come era accaduto alla 'première' mondiale al Sundance (...) - non ha potuto evitare di intonare mente e cuore davanti all'opera più bella - finora - del cineasta italo-etiope. Impossibile è, di fatto, resistere alla pelle d'oca scatenata dalla sensualità restituita attraverso la storia d'amore giovane ma matura fra il teenager Elio e il 24enne Oliver, che prende forma in una calda estate del nord Italia nel 1983. (...) Elegia sentimentale borghese non scevra dal contesto storico - appunto l'inizio degli Ottanta italiani - (...) 'Call Me by Your Name' è definito dal suo regista quale 'un idillio' inventandosi lì per lì un genere cinematografico inesistente, seppur consapevole di quanto il proprio cine-immaginario francese abbia inciso in quest'opera (...). Complice della riuscita dell'opera è la magnifica coppia di attori americani nei panni di Oliver ed Elio: Arnie Hammer e il sorprendente 21enne Timothée Chalamet (...).

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