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Paradise

  • Uscita:
  • Durata: 131min.
  • Regia: Andrei Konchalovsky
  • Cast: Julia Vysotskaya, Christian Clauß, Philippe Duquesne, Peter Kurth, Jakob Diehl, Viktor Sukhorukov, Vera Voronkova, Jean-Denis Römer, Isabelle Habiague, Caroline Piette, Pyotr Mikhalkov, Valérie Zaccomer, Pierre Nisse, George Lenz, Hans Heinrich Hardt, Katharina Blaschke, Christa Lampert, Thea Schnering, Johann Friedrich von Eichborn, Yola Sanko, Larisa Kuznetsova, Natalya Kurdyubova, Inga Lev, Jacob Manevich, Daniel Tkachev, Ramona Kunze-Libnow, Philipp Basener, Caroline Piette
  • Prodotto nel: 2016 da ANDREI KONCHALOVSKY, FLORIAN DEYLE PER ANDREI KONCHALOVSKY STUDIOS, DRIFE FILMPRODUKTION
  • Distribuito da: VIGGO (2018)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Storia dei tre destini di Olga, Jules e Helmut, che si intrecciano nelle terribili circostanze della Seconda Guerra Mondiale. Olga, aristocratica russa, emigrata e attivista della Resistenza francese, viene arrestata dai nazisti perché aiuta i bambini ebrei a nascondersi durante un'incursione a sorpresa. Come condanna, la donna viene mandata in una prigione dove incontra Jules, collaborazionista francese, che sta indagando sul caso. L'uomo, affascinato da Olga, è disposto ad alleggerirle la cattiva sorte in cambio in cambio di un rapporto sessuale. Pronta a tutto pur di evitare una crudele persecuzione, Olga acconsente ma ben presto la sua speranza di liberazione svanisce e le vicende prendono una piega del tutto inattesa. Olga, infatti, viene portata in un campo di concentramento e la sua vita diventa un vero inferno. Inaspettatamente, però, la donna ritrova Helmut, altolocato ufficiale tedesco delle SS, che una volta si era irrimediabilmente innamorato di lei e che continua ad amarla. Tra i due nasce una relazione e Helmut decide di mettere Olga in salvo e di fuggire insieme a lei. A Olga la libertà sembra quasi impossibile, ma con l'andar del tempo e con l'avvicinarsi alla sconfitta dei nazisti la sua immagine del Paradiso inizia, ineluttabilmente, a cambiare.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Regista scomodo, dallo stile semplice ma capace di grande scandaglio psicologico, Konchalovsky ha compiuto un percorso umano e professionale encomiabile, la cui portata andrebbe compresa a partire dalla fine. Dal suo ultimo lavoro, Paradise (Leone d’Argento per la regia a Venezia 2016). Girato in uno splendido b/n e ambientato durante la seconda guerra mondiale, tra la Germania del Terzo Reich e la Francia di Vichy, nel momento in cui la follia del nazismo fa vedere i suoi effetti più nefasti – i rastrellamenti nei ghetti e i campi di sterminio – Paradise ha per protagonisti un poliziotto francese collaborazionista (Philippe Duquesne); una principessa russa arrestata a Parigi per aver cercato di proteggere due bambini ebrei (Julia Vysotskaya); un alto ufficiale delle SS propugnatore della Soluzione finale (Christian Clauß). In qualche modo i loro destini sono interconnessi, non fosse altro perché Konchalovsky li mostra frontalmente, a mezzo busto, come se stessero sostenendo un interrogatorio… Progetto sfacciato Paradise , che fa piazza pulita di ogni altro film sulla Shoah fatto finora soffermandosi non tanto sul supplizio delle vittime quanto sul loro risarcimento, sul premio che spetta a ciascuno di loro. Sul Bene al di là del Male, sulla bellezza oltre l’orrore: sul cinema, dunque, che mette le cose a posto. Konchalovsky, o dell’Autore, non vuol tanto scandalizzare, sostituirsi al giudizio divino, ma evocarlo, renderlo hic et nunc comprovabile, riaffermando una volta di più il potere mediatico e “medianico” dell’immaginario, il destino taumaturgico, l’impulso epifanico e rigeneratore dello schermo, vero e proprio grembo da cui può nascere ogni cosa, attraverso cui può prendere corpo ogni fantasma. Un gesto forte, il gesto di un Maestro, che riscrive il rapporto sempre stretto – e spesso improprio – tra Arte e Potere, a favore della prima. Un Konchalovsky apparentemente distante dalla sua produzione più recente, dal mood meditativo e nostalgico di quel The Postman’s White Nights , Leone d’Argento a Venezia 2014, e inveve sostanzialmente in linea, perfettamente integrato. Un cinema capace di essere politico senza più essere ideologico, etnografico senza dover essere scientifico, un cinema intimo e sommesso ma stavolta declinato al plurale, in quella collettività, quel noi, da cui emerge e ritorna la storia e il senso di ogni individuo.

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